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Yoga.

Ideale dell’anima

Non può esistere una guarigione individuale che non sia contemporaneamente una guarigione della collettività. 

La sensazione di essere “finiti e chiusi” in noi stessi è del tutto ingannevole, essa è la principale fonte di sofferenza.

Questo è il tempo dell’ecologia profonda: un’ecologia che si dissocia totalmente da una visione antropocentrica, meramente basata sull’utilitaristico benessere del solo essere umano, considerato distinto e separato da tutte le altre esperienze di vita su questo pianeta.

Il mistico è il vero ribelle oggi e, per essere tale, non scende a manifestare nelle piazze. Egli semplicemente si concede la possibilità di dare spazio alla parte più antica ed autentica che lo abita, dimorando così in una condizione di profonda libertà.

Il mistico non transita attraverso quel grande processo di addomesticamento che la maggior parte delle persone identificano come “civiltà” o “educazione”. Non è mai stato dirozzato dalla sua più atavica selvatichezza. 

C’è una parte mistica dentro ciascuno di noi, ed è con quella che desideriamo contagiare gli altri, istituendo un vero e proprio movimento attraverso il quale scegliere, in ogni respiro, di salvare la Natura. 

La Natura è ciò che siamo veramente. Essa rimanda l’immagine originaria . . . Anima!

Come facciamo a risolvere la tristezza o il senso di frustrazione che alle volte alberga nei nostri organi? “Dentro” e “fuori” sono soltanto dei parametri mentali.

Se il lupo nelle steppe soffre o l’orso nel bosco sta morendo, in realtà è una parte di noi che si sta spegnendo. Dobbiamo salvare la Natura ricorrendo all’essere mistico che risiede nel potere dello scheletro e delle ossa, l’uomo libero . . . e con esso ispirare gli altri.

Questa è la vera ribellione che, per altro, non ha niente a che vedere con la rivoluzione che tende a scambiare il potere esterno con un altro potere esterno, mentre la prima invece sostituisce il potere esterno con il più grande potere interiore: l’ideale dell’anima.

In una società desacralizzata, chi dispone dei mezzi per agire ignora il sapere più autentico, e chi ha il sapere non vuole assolutamente occuparsi di stare al potere. Esiste anche un “sapere del potere”, ma lo stesso si palesa sempre attraverso un pensiero strategico o tecnologico. 

La nostra missione è allora, ricercare in ogni istante di riunire prima di tutto dentro di noi il sapere al potere del cuore, guarendo così dal senso di nullità e fallimento.

Desideriamo impegnarci costantemente in ciò percorrendo la strada che porta alla riunione con la nostra stessa anima e, anche quando meditiamo o pratichiamo le posture, cercare di farlo non per noi stessi, ma per il merlo che saltella sull’erba oltre le vetrate della sala al mattino; per la pioggia che con il suo ritmico picchiettare culla il respiro; per la luna ed il sole che sorgono illuminando i nostri sguardi, con i loro raggi benedetti; per il genuino sorriso dei condomini che, con il loro quotidiano andirivieni, cadenzano le nostre giornate riempiendole di concreta semplicità.

Risvegliare le proprie cellule a queste memorie ancestrali è un grandissimo dono d’amore, un “darsi profondamente” che porta vera guarigione aldilà di ogni illusorio beneficio.

Riprenderci l’Anima e restituire alla Natura il suo potere è il nostro primo dovere. Farlo, significa raggiungere l’eudaimonia.
Socrate utilizzava questo termine riferendosi alla piena realizzazione del proprio potenziale interiore, alla felicità originaria, alla gioia perenne, all’essere in compagnia di un buon spirito guida.

Ecco cosa può risolvere ogni nostro disagio, male, malattia, problema: accogliere la chiamata a ribellarsi alle proprie credenze, ai propri condizionamenti e alle proprie resistenze all’amore.

Certo, in ogni momento possiamo ascoltare la paura e tirarci indietro, ma farlo significherebbe trascorrere una intera esistenza senza mai essere vivi per davvero.

Vivere è qualcosa che ciascuno conquista in ogni singolo istante, indipendentemente dal fatto di essere nato. 

Cosa può fare di grande e di bello un uomo se non essere impegnato? Essere impegnato è il senso della vita.
Essere impegnato è ciò che ci porta nell’eudaimonia.

Questo è il nostro ideale dell’anima, ispirati dall’energia della Grande Madre!!! 

La storia di Yoga Studio

La radice filosofica che ha ispirato la creazione di Yoga Studio nell’estate del 2011, fa riferimento alle diverse correnti che, originando dai Veda, albergano sotto il vasto paracadute dello Yoga, con una particolare enfasi alla visione più ancestrale proto storica e sciamanica tramandata in forma orale e,
solo successivamente in una versione più evoluta e scritta, ha preso corpo nella corrente mistereosofica chiamata Tantrismo, radicatasi nel nord dell’India attorno al VI secolo dopo Cristo e tutt’ora immersa in un incessante andamento di trasformazione, evoluzione e continua reintegrazione.

Lo Yoga è l’atto dell’affermazione della libertà dai valori mondani e dell’immortalità a mezzo della vittoria dell’amore sulla paura, riunificando così gli opposti in un territorio che va oltre il principio del bene e del male.

Questo stato, che è la condizione naturale di Non Dualità, legata all’energia primordiale della Grande Madre, ristabilisce l’equilibrio primevo e l’ordine universale, liberando l’essere dal senso di colpa,
attraverso un processo estatico e creativo, trasversale alle religioni ed alle filosofie sia indiane che occidentali.

Chi non si spaventa non blocca le porte dei propri sensi contraendo i canali percettivi e rifugiandosi nel proprio io ma, mantiene aperta la visione sottile,
nella consapevolezza della circolarità del tempo in un costante alternarsi di vita-morte-vita, esercitando così il cammino della piena attenzione e rimanendo sempre vigile nel costante ricordo di sè.

Dal 2011 la ricerca continua istante dopo istante, nell’esperienza della gioia che trae origine dal riconoscere la Natura e l’ Anima come un reciproco riflesso, in virtù del quale tutto può esistere unicamente nella loro Relazione, che è Amore!

Giorni di Luna Piena

Le fasi lunari influenzano tutto ciò che è di natura acquosa e di conseguenza anche gli esseri umani, in quanto composti per il 70% da acqua.

Se si pratica lo stile Mysore dell’Ashtanga Vinyasa Yoga è tradizione astenersi dagli Asana (posizioni) nei giorni di luna piena e di luna nuova, poiché il campo mentale potrebbe esserne influenzato in maniera non corretta.

Per tutti gli altri stili di Yoga, la pratica verrà adeguata alle indicazioni fornite dai Maestri della Millenaria Tradizione Filosofica. L’osservanza di questa semplice regola è un modo per riconoscere ed onorare i ritmi della natura così da vivere più in armonia con essa.

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